lunedì 31 dicembre 2012

Auguri

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A

 

 

tutti

 

 

un

 

 

sereno

 

 

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domenica 23 dicembre 2012

Le poesie di questo Natale




Com’è ormai tradizione l’ultimo aggiornamento di Arteinsieme cade sotto il Natale ed è pertanto costituito da poesie in tema; vorrei ricordare a tutti che questa festa, al di là del suo significato religioso, è l’occasione per le famiglie di trascorrere unite una giornata, anche a tavola, ma soprattutto a dialogare. L’auspicio è che si parli per il piacere di comunicare, per dirsi quelle cose che negli altri giorni sono soffocate dal tempo troppo veloce che l’uomo si è dato.

Da parte mia auguro a tutti di trascorrere un buon Natale e di concludere nel migliore dei modi il corrente anno, iniziando quello nuovo con la speranza e la volontà di recuperare quei valori che molti hanno perso e che noi abbiamo colpevolmente relegato nel fondo del nostro animo.

La colonna sonora, celeberrima, è il Concerto grosso per Il santissimo Natale di Giuseppe Torelli:


 

 

Betlemme è già salvezza

di Alessandro Ramberti



Vieni
crolla dentro questo minimo oceano
spalanca gli scomparti diabolici
le linee seghettate dall’usura,
sciogli gli schemi di ghiaccio
che covano il mostro
nutrito dal buio che ingoia ogni fiamma…
accompagnami col tuo braccio potente
lungo questo esodo ululante:
un tuo soffio e anche il mare
si prosciuga, un gesto
e le onde perniciose si placano.
Attraverso un sipario di fuoco
la meraviglia costringe le ombre
alle spalle / sorprendo
il flusso dei giusti vestiti a festa
le labbra sono musica
incontro al mistero:
ognuno percepisce
che il suo cammino
è tenda
e il volto tuo
universo.

 

E tu sorridi

di Giovanna Giordani

 

E tu sorridi

vestito d’innocenza

nella tua culla di paglia

le manine levate

a cercare gli abbracci

sorridi

ignaro

della tremenda profezia

(quante, come te,
le vittime innocenti

troppe)

Sorridi nelle chiese

nelle case

dagli scaffali dei megastores

dalle vetrine

dai mille angoli del mondo

sorridi

perché sia rinnovata

nella Notte chiara

la fulgida speranza

e si apra lo spiraglio

della tua luce di diamante

nel buio pesto

dei cuori

 

Guardando le vetrine

di Salvatore Armando Santoro

 

Guardando le vetrine illuminate

la gente che s'affanna di comprare

degli indumenti "forse" da indossare

io penso alle persone sfortunate.

Troppe sono le genti disperate

eppur non la smettiamo di sprecare

al mondo vorremmo tanto dare

dopo Natale sono idee scordate.

Avanza anche da noi la povertà

gente nuova s'affaccia all'indigenza

un bimbo muore in mezzo alla città

tra una folla che ostenta indifferenza,

che ha perso il senso dell'umanità,

priva d'ogni decoro e di coscienza.

 

Ho pochi amici

di Margaret Collina

 

Ho pochi amici

forse uno è gay,

l’altro un clandestino,

e anche una madre

sola col suo bambino.

E un carcerato

con cui ci scriviamo

per raccontarci

come viviamo.

E poi una ragazza

che batte la via

e una vecchietta

che sta a casa mia.

Son tutti ben fatti

dipinti con cura:

la terracotta

è di buona fattura.

Stan tutti intorno

ad un ragazzino

che in giro chiamano

Gesù Bambino.

In mezzo agli altri,

un po’ più lontana,

vedete?ci sono anche io:

chinata sul fiume

o alla fontana,

son quella che lava,

i panni di Dio

 

Il Natale che aspetti

di Domenico Sergi

 

Ricordavo i Natali della candida neve

che accendeva di bianco anche i tristi pensieri

Eran risa e schiamazzi

per tirarcela addosso

tra i lampioni in penombra

e le sere più leste

con i suoni nell’aria

e zampogne a far festa

Correvamo ridendo in quei vicoli stretti

senza macchine in corsa

forse ...solo ...carretti...

Son passati mill’anni?

Dove sono i carretti?

Eran pieni di gioia, di paglia e di fieno

che poi davano un letto al Signore bambino…

Oggi i suoni son forti e le luci di fretta

i Natali son feste per le sbornie in vetrina

ma la gente ha negli occhi le tante alluvioni

la melma per strada e l’acqua che inonda

e chi scappa sui tetti, e chi muore in cantina

chi addosso si trova un’intera collina …

E’ il silenzio l’auspicio che aspetti

-e la tregua ai disastri infiniti

alle crisi, agli spari che uccidon la vita

-e rintocchi di campane alla valle

come voli di bianche colombe

-e per Natale in cielo una cometa

e in terra quel Gesù della tribù di Giuda…

 

Il mio presepe perduto

di Giuseppe Gambini

 

Accendete un lume nel mio cuore,

fatemi luce per trovare la via

che al mio presepe mi riavvicini,

la smarrita strada costeggiata

da terribili dubbi ed incertezze,

quando il forte vento della ragione

spegneva la fiamma del mio Credo.

È ancora nitida in me l’immagine

di quando, con occhi innocenti e puri,

ammiravo mio padre artigiano

mettere assieme, con chiodi e martelli,

il sughero, i pastori e pecorelle,

le montagne con laghetti e ruscelli

e al centro erigere la misera grotta

dove a mezzanotte, con grande Fede,

rinasceva la Luce dell’Amore

e io con mantellina e stelline accese

il Bambin Gesù adagiavo sulla paglia.

Dov’è oggi quella divina grotta?

Dov’è andato l’odore del sughero,

della carta pesta e accartocciata?

In quale recondito anfratto ho chiuso

il mio presepe col verde muschio

e la stellata carta color del cielo?

Dove ho nascosto il bue e l’asinello

e la Sacra Famiglia fatta di creta?

Dove sei finito antico presepe?

Non credo d’averti perso per sempre,

ma forse solo accantonato dentro,

in quel buio che m’accieca e soffoca

celando al cuore sacrali valori;

ho solo bisogno di tanta luce

per ritrovare il presepe, perduto

tra fumose nebbie di giovinezza,

devo solo trovare Amore e Fede

smarrite all’alba della vita mia,

anch’essa nata in un’umile bottega

tra assi di legno e segatura tanta,

da un padre falegname onesto e buono

e da una madre timorata e pia

come la sacra Vergine Maria.

 

 

Il presepe
di Salvatore Quasimodo


Natale. Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.

Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.

Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l'asinello di colore azzurro.

 

La neve a Natale

di Miriam Ballerini

 

A ogni giro di calendario

gli anni fuggono.

È Natale… di nuovo.

Con neve novella,

col sorriso, di alcuni,

sincero a metà.

La neve sa posarsi

anche negli angoli.

Dove non c’è chi,

a denti stretti,

la mano ci stringe

con ghigno da iena.

La neve tramuta

i poveri in angeli;

i soli in isole.

Rabbrividisce la mano

che il guanto si sfila,

posandosi su una spalla scarna.

 

La Notte Santa

di Guido Gozzano

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

- Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe.

Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
- Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

 

Le ciaramelle
di Giovanni Pascoli


Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.

Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.

Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.

O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!

 

Natale ieri


di Salvatore Armando Santoro

 

Oh, Natale, Natale!

Suoni d’acciarini lontani

e melodie sperse per borghi abbandonati,

per strade di ciottoli e di fango.

E frotte di bimbi cenciosi,

di bimbe spettinate e unte,

salti e versi, risa e strepitio di porte,

latrar di cani ed imprecazioni di vecchi

stanchi ed assonnati.

Odor d’incenso,

ostentazioni e canti in una vecchia Chiesa,

dove l’odor di muffa si confondea col puzzo

degli stracci dei vagabondi

a mendicare all’uscio.

Giorni miei andati di preghiere,

di speranze per una vita migliore,

per un giorno diverso, poi arrivato.

E, infine, il razionale, il ripudio d’una santità

sospesa tra immagini indefinite e malinconiche,

allineate in alcove di cui s’è perso il senso

e la memoria.

Ed il rimpianto arriva

a scuoter l’uscio delle certezze,

a risperare un mondo

che, sui canti serali e sulle nenie,

mi riporti gli affetti ormai finiti

e quel Natale, di cui l’orma di santità,

in me, ormai è dispersa.

 

Natale in Val d'Aosta

di Piera Maria Chessa

 

Lasciavo che lo sguardo

vagasse per la valle,

quel giorno di dicembre,

non capivo il perché

di una preghiera

scaturita in quell'istante

verso un cielo scuro

che invitava al silenzio.

Vedevo i profili dei monti

abbracciare la case

e gli abeti coperti di neve

accendere

la fantasia dei bimbi.

Nastri colorati, ciondoli,

campanelli

a stupire i passanti

e luci ovunque

a illuminare le menti

in quel giorno speciale.

Piccoli presepi

in ogni angolo di strada

a ricordare

la nascita del Bambino

o magari scoprire soltanto

la magia di una nuova vita.

 

Natale sempre

di Maria Allo

 

ridestaci

refoli di vento

non c’è acqua per scuri bruciate

non c’è aria

siamo nervi scomposti

cigolìi di lampi

nel magma annidiato

di ruvida terra

su renne bagnate

di nuova carena

su battiti di ala furente

tramonti senz’ albe

spasimi lievi striati

di rancide stelle

ridestaci

fondali lucenti

non c’è aria

siamo germogli non dischiusi

orizzonti reticenti

lingue arse

ricolme di rinunce

su stralci di sconforti

ridestaci

dove il suono tace

e la notte non ha luci

dove tutto e niente

è piaga incisa

sul guanciale

ridestaci

la nascita su raccordi

di liberi respiri

è notte alta assordante

ma dinanzi alle braccia

dell’abete innevato

attenderemo natale

sempre

 

Natività

di Renzo Montagnoli

 

Scendono i petali di ghiaccio

una gelida carezza

che tuttavia riscalda il cuore

in questa notte sempre unica.

Sono fiocchi

fiori bianchi

di un cielo lucente

che sembra accostarsi alla terra

pagine candide

profumate d’amore

messaggio celeste

per chi vuole ascoltare.

Magica ora

in cui si rinnova un evento

accaduto più di duemila anni fa.

Una voce nuova

che ha parlato di bontà

di fratellanza

di reciproco aiuto.

Ma sono rimaste parole,

solo vuote parole,

perché per sentirle proprie

occorre avere l’amore nel cuore.

 

 

Notte di pace

di Maria Teresa Santalucia Scibona

 

Cristalli di candida neve

trafiggono con rapidi bagliori,

l'aria rarefatta della magica

notte. Vaghe stelle palpitanti

sovrastano eteree l'umile grotta

ove docili animali scaldano

con umidi fiati, tenere membra

del Dio - Bambino.

La giovane madre avvolge

di trepidi sguardi

la Sua dolce Creatura.

Nel buio pertugio il Padre

solerte attizza con mani operose

rare sterpaglie dai vividi guizzi.

E' notte di pace, è tempo d' amore.

Sia tregua all'odio delle parti,

ognun sia fratello al nemico.

Nel mondo che quieto s'addorme

è nato il Salvatore.

 

Sei tu Gesù

di Renzo Montagnoli

 

C’è forse ancor oggi

una capanna

di pastori del deserto

in cui la notte albeggia

un astro di calda luce.

Ti cerco da tempo, Gesù,

ma non ti scorgo

nelle mille ombre

brulicanti sul pianeta.

Eppure

Se guardo il volto sfatto

di una madre che implora

cibo per il suo bambino

Se cerco fra la folla

l’umile sguardo

di chi procede nel silenzio

Se mi soffermo

davanti al vecchio mendicante

che tende la mano stanca

Se i miei occhi incontrano

quelli di chi

soffocato ormai dall’ingiustizia

lotta ancora per tutti questi vinti

per tutti questi uomini che nulla hanno

perché a loro tutto è stato tolto

Allora ad uno ad uno chiedo:

Sei forse tu, Gesù?

E nel silenzio che segue le mie parole

é il cuore che risponde

e dice

Sei tu Gesù.

 

 

Un giorno come tanti

di Gloria Venturini

 

E’solo una voce,

viene dal cuore,

da quel che resta

dell’infanzia.

E’ un groviglio

di sogni infranti,

di desideri inespressi,

di speranze appese

all’albero della vita.

Poi …

… un giorno…

diventi grande.

Spariscono le magie,

svanisce la voglia

di aggrapparsi

anche a un solo credo.

Anche quest’anno

arriva lento

un altro Natale.

E’ un giorno come tanti,

un giorno che cade

dentro alla settimana,

è una volta in più

per inciampare

nell’ombra del passato.