venerdì 10 febbraio 2012

In Slovenia la cultura (r)esiste, di Sergio Sozi




In Slovenia la cultura (r)esiste
di Sergio Sozi



La sua mancanza di rassegnazione, un popolo a volte la dimostra anche senza mettersi a bestemmiare o a sfasciare vetrine in piazza. Testimonianza ne sia la manifestazione pacifica che circa trecento scrittori ed intellettuali hanno tenuto il pomeriggio del 7 febbraio 2012 nel centro di Lubiana, con l'intenzione di aggiungere una nota polemica alla cerimonia ufficiale di premiazione del Premio Prešeren 2012, che si teneva la medesima sera in una sala congressi del grande Cankarjiev dom (palazzo destinato ad incontri culturali, spettacoli, ecc. Ogni anno a novembre vi si tiene anche la fiera del libro nazionale).
Cosí quei trecento – dopo aver firmato, con altri cinquemila operatori culturali, una petizione che esprimeva la loro posizione rispetto al problema – si sono radunati all'aperto (il termometro segnava dieci sotto zero) e hanno discusso assieme, scandito tranquilli slogan, acceso lumini e... bruciato simbolicamente un violoncello autentico e funzionante. Perché? Qual era il ''problema'' che univa musicisti, scrittori e redattori, uomini di spettacolo e traduttori?
Semplice: il problema era che il governo aveva deciso di eliminare il Ministero della Cultura, accorpandone le funzioni (e i funzionari) a quello dell'Istruzione. Prevedendone le probabilissime (io direi le ovvie) ricadute negative sul mondo dell'editoria e della cultura in genere, tutti si sono alquanto arrabbiati. La televisione nazionale ha dedicato servizi alla protesta sul primo canale. I giornali ne parlano tuttora (e anch'io, pur essendo un italiano vivente a Lubiana, faccio il mio dovere divulgando la faccenda, che dovrebbe far profondamente vergognare l'attuale governo sloveno). La cosa, insomma, non è restata incastrata nel ''vuoto pneumatico'' dell'omertà massmediatica – che invece in Italia funziona tanto bene quando c'è da annullare un evento ''minoritario'' sgradito al potere. Esempio: tu cittadino, o tu piccolo coordinamento, scrivi alla RAI per dirle che il servizio fa schifo e spieghi con civiltà le tue ragioni? Nessuno ti risponde. E' il ''vuoto pneumatico'', il silenzio del potere che ti isola e ti uccide in quanto cittadino o piccola aggregazione di cittadini.
Ebbene, in Slovenia questo silenzio (nonostante un certo imbarbarimento evidente anche qui) è considerato immorale: se tu scrivi e spieghi civilmente le tue ragioni, esiste un funzionario che ti risponde, alla tv come in qualsiasi altro ente pubblico. E della cultura nessuno oserebbe addirittura dire, come il nostro Tremonti, che ''non si mangia''. E se anche qualche imbecille lo dice, c'è chi gli risponde a tono. E brucia i violoncelli sotto lo Cankarjiev dom.
Dunque, ovunque in Europa, davanti ai liberisti e ai liberomercatisti culturali, ai darwinisti sociali della cultura, agli ottusi nonlettori o lettori danbrowniani: resistere! Resistere! Resistere! Solidarietà alla lotta degli operatori culturali sloveni. E ai politici italiani: tagliassero le proprie scorte di polizia, non il bilancio della cultura, che già è uno dei piú bassi dell'Unione Europea!

6 commenti:

  1. Resistere! Ognuno nel proprio posto di lavoro e nel proprio tessuto sociale.

    franca

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  2. Sì, occorre resistere, come si può, ciascuno nel proprio ambito.
    E sperare nel buon senso degli italiani.

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  3. Ahimè, in Italia la cultura (d)esiste...

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  4. Un articolo davvero interessante, una denuncia da condividere.
    Ahimè, quanto abbiamo da imparare dagli altri, invece, presuntuosi e supponenti non conosciamo il dubbio nel nostro operare, convinti sempre di essere nel giusto.
    Grazie a Sergio e a Renzo.
    Piera

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  5. Grazie a tutti! Chi volesse intavolare dibattito, scriva: rispondero' personalmente come sempre.

    Sergio

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  6. Al di là di questo tentativo, chiaramente contro la cultura, in Slovenia siete messi bene. Sergio, in Italia se anche abolissero la scuola sotto le finestre del parlamento manifesterebbero solo gli insegnanti, e unicamente per la perdita del posto di lavoro.
    Poco a poco la cultura, da optional, è diventata un difetto; chi ama informarsi, leggere, farsi un'opinione è mal visto, lo si considera quasi un potenziale pericoloso anarchico.
    Andiamo male e andremo sempre peggio, con una classe politica da vomito, incapace, codarda, cialtrona e disonesta.

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