Il
bell’Antonio–
Vitaliano Brancati - Mondadori – Pagg. 234 – ISBN 9788804486329 -
Euro 10,50
Opera
appartenente alla svolta ideologica e culturale che portò lo
scrittore, dopo una prima illusa adesione giovanile, ad una posizione
antifascista e ad una produzione letteraria sfociante nella satira
politica e di costume. Questi due elementi sono i cardini su cui
ruota l’ingranaggio di un romanzo intelligente, vivace, siciliano
quanto basta a rendere la meschinità dell’Italia intera, dunque
universale.
Antonio
Magnano è bello, di una bellezza rara quanto scomoda , le donne gli
cascano ai piedi, lui è adulato e ricercato ma spende i suoi anni
migliori a cercare in sé il fuoco necessario per alimentare la
passione amorosa. Poche volte è giunto al culmine del piacere, è
dunque uomo solo in apparenza , pur sentendosi avvampare non può
consumare l’atto d’amore neanche quando convola a giuste nozze
con Barbara Puglisi a lui destinata in un gioco di alta diplomazia
matrimoniale in quel di Catania, in pieno regime fascista, alla
ricerca di una giusta posizione sociale. I genitori si affannano a
garantirgliela, tronfi della bellezza del figlio e incapaci di dare
giusta lettura alla sua apatia, alla sua indolenza. L’onta
dell’impotenza nemmeno li sfiora ma giungerà a travolgerli.
Un
sottile garbo ironico pervade lo scritto e dona piacevolezza al
lettore. Asciutto nelle sequenze narrative, frizzante negli scambi
dialogici, il romanzo si fa apprezzare anche per lo stile capace,
proprio attraverso i brillanti dialoghi, di restituire
atmosfere,sensazioni, convenzioni culturali, etiche, religiose, in
una galleria di tipi umani indimenticabili e perfettamente
caratterizzati.
In
un mondo retto da falsi ideali si muovono le macchiette : chi fa a
gara per diventare podestà, chi soggiace al volere del marito, chi
fa il vero marito, chi fa il moralista e poi è peggio degli altri.
Fra tutti il padre Alfio è indimenticabile e nella sua mascolinità
bello ,fiero , vanitoso e tremendamente ridicolo.
Divertente,
oserei dire, per siglare in un unico giudizio l’opera che risulta
però amara come una menzogna scoperta, come una contraddizione in
termini.
Utile
la nota finale di Leonardo Sciascia che accosta l’opera
all’”Armance” di Stendhal contribuendo dunque ad attivare nuovi
circoli letterari in un gioco di continui rimandi.
Siti
Una recensione molto interessante, un libro coinvolgente, come lo è il film da questo tratto, interpretato magistralmente da Marcello Mastroianni.
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